Castelluccio Valmaggiore, Celle di San Vito e Faeto: tre paesi a pochi chilometri l’uno dall’altro, nell’alta valle del Celone, sui Monti Dauni. Per secoli una sola baronia, oggi un’unica destinazione.

Torre e sentieri
Castelluccio Valmaggiore
Il borgo nato attorno al castello che i Bizantini costruirono verso l'anno Mille, Castrum Vallis Maioris, per sorvegliare l'alta valle del Celone. Del castello resta la torre, alta venti metri, al vertice di un paese che aveva la forma di un triangolo chiuso da case fortificate e da due porte. Ai piedi del Monte Cornacchia, Castelluccio è il punto di partenza naturale della valle, con il Museo della Valle del Celone e un calendario di feste che va dai falò di San Giuseppe alla Sagra della Pasta a Mano.

Lingua e tradizione
Celle di San Vito
Il comune meno popolato della Puglia, a 726 metri tra i boschi. Il nome ricorda le celle dei monaci benedettini di San Nicola, dove alla fine del Duecento trovarono casa famiglie francoprovenzali arrivate da Lucera. Da allora qui si parla una lingua nata sulle Alpi: si entra in paese dall'Arco dei Provenzali e il museo della civiltà contadina custodisce circa duemila oggetti della vita dei pastori e dei contadini.

Boschi e sapori
Faeto
Il paese dei faggi, tra gli 800 e gli 866 metri, tra i più alti della Puglia. Con Celle forma l'unica minoranza francoprovenzale dell'Italia centro-meridionale, tutelata dalla legge dal 1999. Alle sue spalle si apre il bosco di faggi e cerri dove pascola il maiale nero, da cui nasce il prosciutto di Faeto, prodotto tradizionale celebrato ogni prima domenica di agosto. Nel centro, la Casa del Capitano ospita il museo che racconta l'alta valle.
