Castelluccio Valmaggiore · Celle di San Vito · FaetoMonti Dauni, Puglia

Il bosco, il maiale nero e il prosciutto

Alle spalle di Faeto c’è una foresta di faggi e cerri. Ed è lì che comincia la storia del suo prosciutto.

Faggi e cerri nel bosco di Faeto

Il nome di Faeto viene dal faggio, e basta guardarsi intorno per capire perché. Alle spalle del paese si estende il bosco Difesa, una selva naturale d’alto fusto di oltre cento ettari, tra i 775 e i 1.050 metri. Dominano il cerro e il faggio, con alberi monumentali; nelle zone umide crescono salici, pioppi e frassini. Ci vive il lupo appenninico.

Nel bosco pascola anche il maiale nero, una razza della Valmaggiore nota fin dal Settecento, allevata allo stato semibrado: ghiande, faggiole e frutti del sottobosco sono il suo cibo. Dalla sua coscia nasce il prosciutto di Faeto, prodotto agroalimentare tradizionale riconosciuto dal Ministero.

La lavorazione è lenta. Dopo la salatura a secco il prosciutto viene pressato con una pietra e stagiona per circa quattro mesi; poi viene «sugnato», coperto di strutto, farina e pepe, e riposa per almeno un altro anno nell’aria fresca e ventilata della valle.

Per assaggiarlo nel suo ambiente c’è la Sagra del Prosciutto, ogni prima domenica di agosto proprio nel Bosco di Faeto. Il calendario è negli eventi di TechTour.

Fonti: voci «Bosco di Faeto» e «Prosciutto di Faeto» di Wikipedia in italiano; sito del Comune di Faeto, eventi.