Se a Faeto o a Celle di San Vito senti due anziani parlare tra loro, potresti non capire una parola. Non è un dialetto pugliese: è francoprovenzale, una lingua nata nelle Alpi nord-occidentali, la stessa famiglia che si parla in Valle d’Aosta, in Savoia e nella Svizzera francese.
La storia comincia nel Duecento. Tra la fine del 1274 e l’inizio del 1275 Carlo d’Angiò raccolse una comunità francoprovenzale nella fortezza di Lucera. Poco dopo circa 140 famiglie lasciarono la città e salirono nell’alta valle del Celone: alcune si accamparono tra i faggi, e lì nacque Faeto; altre si sistemarono nelle celle abbandonate di un convento di monaci benedettini, e il paese si chiamò Celle.
L’uso della lingua è documentato dal 1566. Fino ai primi del Novecento era la lingua di tutti i giorni e ancora negli anni Ottanta c’era chi parlava solo quella. Dal 1999 lo Stato italiano la riconosce e la tutela: Celle e Faeto sono l’unica isola francoprovenzale dell’Italia peninsulare.
A Celle si entra in paese dall’Arco dei Provenzali; a Faeto un monumento nel centro ricorda le origini della comunità. Le schede di TechTour raccontano entrambi, anche in inglese: parti dal percorso «Sulle tracce dei Francoprovenzali».
Fonti: voci «Celle di San Vito» e «Faeto» di Wikipedia in italiano.

